impianto elettrico civile

Gli impianti elettrici civili

IMPIANTI ELETTRICI CIVILI

Parte fondamentale di ogni complesso abitativo o ad uso lavorativo è sicuramente l’impianto elettrico, proprio perché qualunque edificio risulterebbe inutilizzabile senza impianti.

Questi impianti, però, sono complessi e molto spesso sono soggetti a cambi legislativi che li rendono a norma.

Per questo abbiamo riassunto in questo articolo tutte le informazioni più importanti da sapere sugli impianti elettrici civili, dalla composizione alla manutenzione fino alle normative.

COME È FATTO UN IMPIANTO ELETTRICO

impianto elettrico componenti

L’impianto elettrico è l’ apparato che porta la corrente elettrica negli edifici.

Se parliamo di impianti elettrici civili prendiamo in considerazione quelli utilizzati in abitazioni private e nei luoghi di pubblico accesso: scuole, ospedali.

Diversi sono gli elementi da cui è composto:

  • il CONTATORE ELETTRICO: registra i consumi effettuati, così da poter definire l’importo di spesa da addebitare.
  • il SALVAVITA: come dice la parola stessa, è un dispositivo di sicurezza in grado di interrompere il flusso elettrico in caso di pericolo, come un cortocircuito o sovracorrente.
  • TUBI CORRUGATI: ovvero la serie di condutture (appunti, i tubi) inseriti nel massetto sotto il pavimento o incassate nelle pareti, grazie ai quali l’elettricità raggiunge ogni  punto della casa discretamente. Hanno colori diversi secondo la loro funzione.
  • CONDUTTORI: all’interno dei tubi corrugati passano i cavi elettrici, che sono avvolgimenti di fili metallici (conduttore) normalmente in rame inseriti all’interno di guaine di gomma colorate.
  • PUNTO LUCE: cioè ogni punto in cui i conduttori fuoriescono dalla muratura.
  • ALTRI ELEMENTI DELL’IMPIANTO: nell’impianto elettrico troviamo anche interruttori, pulsante deviatore, prese e spine.

MANUTENZIONE E RIFACIMENTO DELL’IMPIANTO ELETTRICO: COSA FARE

impianti elettrici civili manutenzioneAbbiamo visto da quali elementi è costituito un impianto elettrico civile. Fermo restando che installare correttamente ogni parte ed utilizzare materiali di qualità è basilare per un’ottima riuscita dell’impianto, questo nel tempo ha comunque bisogno di manutenzione.

Possiamo programmare quella che in gergo viene definita manutenzione periodica, ovvero quella messa in atto per garantire il funzionamento e la sicurezza degli impianti elettrici.

A quale scopo si programmano questi interventi? Al fine di ridurre le probabilità di incorrere in rotture e guasti improvvisi del proprio impianto elettrico, che può nel tempo si può deteriorare.

Arriva un momento in cui, nonostante le continue manutenzioni, l’impianto necessiti di un’opera di rifacimento, ovvero della sostituzione completa dell’intero impianto.

Una spesa maggiore, che però ci permetterà di avere un impianto completamente nuovo.

Come si effettua correttamente un rifacimento? Togliendo tutti i “pezzi vecchi” e sostituendoli uno ad uno con apparecchiature nuove. Sembra un concetto scontato, ma molti tecnici (purtroppo) eseguono questo lavoro come un “tappabuchi”. Non c’è niente di più sbagliato.

Affidati a dei professionisti e scegli uno dei tantissimi impianti efficienti, sicuririspettosi dell’ambiente che sono ora disponibili sul mercato.

NORMATIVA SULL’IMPIANTO ELETTRICO DI CASA

impiati elettriciIn Italia sono tantissimi gli impianti elettrici civili che non risultano a norma, si pensi ad esempio a quanti sono stati realizzati negli anni ‘90 o prima.

Eppure le case moderne sono piene di elettrodomestici, ed alimentano praticamente tutto ad elettricità. Per evitare danni irreparabili e gravi incidenti è quindi indispensabile che il proprio impianto elettrico sia a norma.

Ma cosa significa? Quando un impianto elettrico è considerato a norma secondo la legge?

Due sono due le leggi da considerare:

  • Legge 46 del 13 Marzo 1990 – Norme per la sicurezza degli impianti ;
  • D.M. 37 del 22 Gennaio 2008 – riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici.

La prima, che però è stata in gran parte abrogata proprio dal decreto 37/2008, diceva che tutti i nuovi impianti realizzati a partire da quel momento dovevano essere realizzati seguendo le norme tecniche UNI e soprattutto CEI.

Qui troviamo scritte esattamente le caratteristiche tecniche che devono avere gli impianti (p.e. tipologia e sezione di cavi, presenza di salvavita, numero minimo di linee, etc.) e vengono regolarmente aggiornate. Pertanto la CEI in vigore nel 1990 è profondamente diversa da quella in vigore oggi.

Cosa significa? Che tutti gli impianti realizzati dal 1990 in poi risultano a norma solo se sono stati realizzati seguendo le direttive CEI vigenti in quel momento.

Altra novità della legge 46/1990 è l’introduzione dell’obbligo del certificato di conformità degli impianti elettrici, da consegnare al committente.

In definitiva sono quattro i casi in cui l’impianto esistente può essere considerato a norma:

  • Impianto realizzato dopo il 2008 con obbligo di certificato di conformità;
  • Impianto realizzato dopo il 1990 e dotato di certificato di conformità;
  • Impianto realizzato dopo il 1990 e rispondente alle norme CEI dell’epoca;
  • Impianto realizzato prima del 1990 e rispondente ai requisiti con possibilità di certificarlo tramite dichiarazione di rispondenza;

In tutti gli altri casi l’impianto elettrico per la legge non è a norma.

CERTIFICAZIONE DELL’IMPIANTO: PERCHÉ

Come abbiamo appena detto, l’obbligo di certificazione dell’impianto elettrico c’è da quasi 30 anni.

Ma perché è così importante? Perché non è semplicemente un pezzo di carta, ma un vero e proprio check-up utile ad assicurare la salute del proprio impianto.

E’ obbligatoria e va rilasciata da elettricisti qualificati dopo aver eseguito due diversi tipi di lavori.

In primo luogo  una prima ispezione di tipo diagnostico,che serve a considerare il consumo di grandi e piccoli elettrodomestici.

Poi si passa a lavori che riguardano poi la tensione generale nelle prese a vista. In questo modo è possibile capire se la corrente elettrica arriva allo stesso modo in tutte le prese presenti in casa.

Solo in base a questi due controlli specialistici si valutano poi i lavori da eseguire o, nel caso non ci fossero, si rilascia la certificazione.

DETRAZIONI FISCALI SULL’IMPIANTO ELETTRICO

impianto elettrico detrazione fiscalePer il rifacimento dell’impianto elettrico sono disponibili, anche per il 2019, delle detrazioni fiscali IRPEF del 50% del costo sostenuto fino ad un massimo di €96.000 di importo totale, detrazione effettuata in 10 rate annuali ed in vigore fino al 31/12/2019;

Requisito fondamentale è che i lavori di rifacimento vengano pagati tramite bonifico,bancario o postale, non in contanti.

Queste detrazioni valgono indistintamente per prima, seconda casa ecc.

Ma chi ne può beneficiare?

  • proprietari o nudi proprietari;
  • titolari di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie);
  • locatari (affittuari) o comodatari;
  • soci di cooperative divise e indivise;
  • imprenditori individuali, per gli immobili non rientranti fra i beni strumentali o merce;
  • soggetti indicati nell’articolo 5 del Tuir, che producono redditi in forma associata alle stesse condizioni previste per gli imprenditori individuali.

La certificazione di un elettricista qualificato è necessaria per ottenere la detrazione, nel caso fosse irreperibile al suo posto si dovrà consegnare la Dichiarazione di conformità (DiCo).

Inoltre l’impianto elettrico deve rispettare la norma CEI 64-8,  che indica tutta una serie di parametri e vincoli da rispettare riguardanti il progetto, la messa in opera e la verifica degli impianti elettrici.

Nel caso si tratti di un nuovo impianto bisognerà obbligatoriamente presentare anche la Dichiarazione di conformità (DiCo).

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